
La crisi energetica a Cuba non spegne soltanto le lampadine: spegne anche qualsiasi illusione che il sistema penitenziario del paese funzioni in condizioni minimamente umane. Secondo le denunce dei familiari dei prigionieri politici, i blackout che già colpiscono milioni di cubani si sono installati anche nelle carceri, dove l’oscurità, la scarsità d’acqua e il cibo di pessima qualità completano il menù quotidiano.
Nel carcere femminile di La Bellotex, nella provincia di Matanzas, l’elettricità sembra funzionare con orario rivoluzionario: appare per un momento e poi sparisce senza spiegazioni. Lì è detenuta la prigioniera politica Sayli Navarro, condannata a otto anni per aver partecipato alle proteste dell’11 e 12 luglio 2021. Sua madre, l’attivista Sonia Álvarez, racconta che le detenute passano gran parte della notte al buio.
Il dettaglio che forse sorprenderebbe qualunque manuale sui diritti umani è che la mancanza di elettricità rende anche il cibo un problema maggiore. Secondo le denunce, gli alimenti sono così scadenti che non si riescono nemmeno a mangiare senza corrente. Un risultato culinario che, se non fosse tragico, meriterebbe uno studio gastronomico.
Alla mancanza di luce si aggiunge quella dell’acqua, un altro lusso che sembra disponibile solo in momenti molto specifici. Il risultato è un ecosistema carcerario in cui le detenute sopravvivono tra blackout, razioni povere e servizi di base intermittenti.
Navarro non è una sconosciuta per l’apparato repressivo. Cofondatrice delle Damas de Blanco insieme ai familiari degli oppositori incarcerati durante la Primavera Negra del 2003, fu arrestata il 12 luglio 2021 insieme a suo padre, l’oppositore Félix Navarro, quando si recò a una stazione di polizia per chiedere informazioni su altri membri del movimento arrestati durante le proteste.
Nell’oriente del paese la situazione non è migliore. Nel carcere di Boniato, a Santiago de Cuba, la madre del prigioniero politico Eider Frómeta Allen afferma che il penitenziario è rimasto completamente senza elettricità per giorni.
Frómeta Allen è riuscito a parlare con sua madre solo per tre minuti. I telefoni del carcere, ha spiegato, dipendono da una rete elettrica che semplicemente non esiste da giorni. L’oscurità, in questo caso, non è metaforica.
La situazione preoccupa anche per la sicurezza all’interno dei penitenziari. Secondo le denunce dei familiari, un detenuto disabile che dipende da una sedia a rotelle sarebbe stato picchiato dopo aver protestato contro le condizioni del carcere.
Frómeta Allen, attivista dell’Unione Patriottica di Cuba (UNPACU), sta scontando una condanna a sei anni di carcere dal 2019. Il suo è uno dei molti casi all’interno del sistema carcerario cubano, dove le condizioni erano già dure prima che la crisi energetica aggiungesse un nuovo livello di precarietà.
La spiegazione ufficiale è nota: il sistema elettrico nazionale è in profondo deficit. L’ultimo rapporto dell’Unione Elettrica riconosce un deficit superiore a 1.800 megawatt rispetto a una domanda di oltre 3.000.
Resta da chiarire se, in questa equazione energetica, qualcuno al potere ricordi che anche le carceri sono piene di esseri umani. Perché a Cuba, quando manca la luce, non si spengono solo le città: si oscurano anche le garanzie più basilari. E nelle prigioni quell’oscurità tende a durare molto più a lungo.
Reportage della giornalista Ivette Pacheco di Martí Noticias.com
Marti Noticias – Publication Date: 09.03.2026
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