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Vacanze romane… con ingorgo incluso

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Roma ha sempre saputo vendersi con eleganza. Un po’ di Colosseo, due monetine nella Fontana di Trevi, una fotografia in piazza San Pietro e, se l’immaginazione collabora, Audrey Hepburn abbracciata a Gregory Peck su una Vespa. Il problema comincia quando la fantasia cinematografica diventa un’attività commerciale e cinquanta turisti decidono di girare lo stesso film, alla stessa ora e nella stessa strada.

La nuova protagonista delle vacanze romane è la Fiat 500 decappottabile: piccola, colorata, simpatica e italiana quanto una discussione al semaforo. Procede in carovana, trasporta turisti sorridenti e, di tanto in tanto, si ferma affinché il suo venerabile motore possa respirare, mentre i passeggeri si fotografano convinti di vivere un momento irripetibile. Irripetibile per loro, naturalmente: il romano lo ha già visto passare sette volte prima di mezzogiorno.

I tour entusiasmano i visitatori, ma fanno ribollire il sangue di tassisti e amministratori comunali. I convogli seguono praticamente lo stesso itinerario e si fermano davanti agli stessi monumenti: Colosseo, Fontana di Trevi, San Pietro e Gianicolo. Roma aveva già traffico, clacson, autobus e motociclette in quantità più che sufficiente. Le mancava soltanto una processione di Cinquecento decappottabili per raggiungere la perfezione.

Il risultato assomiglia sempre di più a una corsa di cartoni animati: Fiat d’epoca, motociclette con sidecar, golf cart e furgoni neri dai vetri oscurati, tutti impegnati a conquistare qualche metro d’asfalto. E tutto questo lungo strade progettate quando il principale problema della mobilità consisteva nell’evitare un carro trainato da buoi.

L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, calcola che per la città circolino circa 350 golf cart, tra 50 e 100 Fiat 500 turistiche e un centinaio di motociclette con sidecar. I tassisti fanno salire il totale fino a mille veicoli. A Roma persino le statistiche viaggiano in carovana e non riescono a mettersi d’accordo.

L’irritazione non nasce soltanto dagli ingorghi. I tassisti denunciano che alcuni conducenti delle Fiat raccolgono passeggeri per strada, attività riservata ai servizi autorizzati. Secondo loro, i concorrenti fingono di pulire l’automobile o di controllare l’olio mentre aspettano che qualche turista si avvicini. Una scena di straordinaria innocenza meccanica: mai così tanti automobilisti avevano esaminato con tanto entusiasmo motori che funzionano da oltre mezzo secolo.

Gli organizzatori dei tour negano. Assicurano di lavorare esclusivamente con prenotazioni online, di essere controllati regolarmente dalla polizia e di offrire ai visitatori un’autentica icona italiana. Non hanno tutti i torti: la Fiat 500 appartiene alla memoria sentimentale del Paese. Ma tra offrire un’esperienza e colonizzare ogni belvedere con una squadriglia multicolore esiste una distanza che Roma sembra percorrere in prima marcia.

Neppure le norme aiutano a rimettere ordine. Questi veicoli possono circolare quando sono collegati ad alberghi o agenzie turistiche e, in quanto automobili storiche, sfuggono ad alcune restrizioni del centro. Il paradosso è delizioso: più vecchia è l’automobile, maggiori sono le sue possibilità di attraversare una città che tenta disperatamente di ridurre il traffico.

Nel frattempo gli animi si scaldano. Si sono già verificati scontri tra tassisti e conducenti di golf cart. Non sarebbe sorprendente se la prossima attrazione turistica proponesse un biglietto combinato: visita al Colosseo, giro in Fiat 500 e autentica discussione romana con gesticolazione inclusa.

I visitatori, intanto, sono felicissimi. Dicono che un giro in autobus possa essere bello, ma che viaggiare su quelle piccole automobili sia incomparabile. E forse hanno ragione. Roma continua a essere una meraviglia persino quando è intrappolata in un ingorgo. Conviene soltanto ricordare che Vacanze romane era una commedia romantica, non un documentario sulla mobilità urbana.

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