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Quando una Casa diventa un Lusso

A volte la politica comincia con un discorso.

Altre volte, con uno sfratto.

María del Carmen Abascal, per tutti Maricarmen, viveva nello stesso appartamento di Madrid dal 1956. Settant’anni durante i quali ha visto passare governi, cambiare la Spagna ed entrare il Paese nell’Unione Europea.

Poi è cambiato il proprietario dell’immobile.

Il vecchio affitto, intorno ai 500 euro mensili, si è scontrato con una richiesta arrivata a 2.650 euro, successivamente ridotta a 1.650.

Maricarmen è stata sfrattata.

E la Spagna è scesa in strada.

Quella che poteva restare una controversia immobiliare è diventata un simbolo nazionale. Migliaia di persone hanno occupato Puerta del Sol e le manifestazioni si sono estese in decine di città. Sabato circa 70.000 persone hanno sfilato a Madrid.

Molti manifestanti agitavano le chiavi di casa.

Un piccolo rumore metallico capace di spiegare la situazione meglio di parecchi discorsi parlamentari.

Perché dietro Maricarmen c’è un problema molto più grande. La costruzione di nuove abitazioni non ha tenuto il passo con la formazione di nuovi nuclei familiari e l’offerta di alloggi sociali resta limitata.

Prima o poi l’aritmetica arriva in strada.

I giovani rimandano l’uscita dalla casa dei genitori. Le coppie rinviano progetti familiari. I lavoratori si allontanano dai centri urbani. I pensionati cominciano a chiedersi se potranno permettersi di continuare a vivere nel quartiere nel quale sono invecchiati.

La casa smette allora di essere soltanto un bene immobiliare.

Diventa una questione sociale.

Il governo di minoranza di Pedro Sánchez ha tentato di rispondere con misure destinate a rafforzare la protezione degli inquilini vulnerabili. Il Parlamento le ha respinte.

Junts, decisivo in molte votazioni della legislatura, si è unito all’opposizione. Anche Partido Popular e Vox hanno votato contro, pur con motivazioni politiche differenti.

Gli oppositori dei controlli sugli affitti sostengono che una regolamentazione eccessiva possa spingere i proprietari fuori dal mercato delle locazioni tradizionali, riducendo ulteriormente l’offerta.

Chi chiede maggiore protezione risponde invece che un mercato non può essere considerato sano quando lavoratori e pensionati faticano a permettersi un tetto.

Ecco, spogliato dalle bandiere, il vero dibattito.

Quanto proteggere l’inquilino?

Quali garanzie lasciare al proprietario?

Quanto deve costruire lo Stato?

E soprattutto: cosa succede quando uno stipendio normale non basta più per pagare una casa normale?

Sánchez valuta ora anche l’ipotesi di elezioni anticipate.

Le elezioni possono cambiare un governo.

Non costruiscono però un solo appartamento.

Chiunque governerà la Spagna erediterà la stessa equazione: domanda elevata, offerta insufficiente e un mercato che nelle grandi città rende sempre più difficile trasformare un reddito ordinario in una vita ordinaria.

Maricarmen, almeno, potrà tornare nella sua abitazione. Un accordo le garantisce un nuovo contratto di otto anni con un canone che non potrà superare il 30 per cento del suo reddito netto.

Una donna riavrà le proprie chiavi.

La Spagna non ha ancora trovato la chiave della propria crisi abitativa.

E nemmeno buona parte dell’Europa.

Da Madrid a Dublino, Lisbona, Parigi, Milano, Amsterdam e Londra, l’accessibilità alla casa sta diventando qualcosa di più di una questione economica.

È politica sociale, demografica e del lavoro.

E prima o poi diventa anche politica elettorale.

Sánchez potrà convocare elezioni. La Spagna potrà cambiare governo. Le tende potranno sparire da Puerta del Sol.

La domanda resterà.

Che cosa accade quando avere un lavoro non basta più per avere una casa?

Ascoltate bene.

Il tintinnio delle chiavi di Madrid potrebbe sentirsi molto più lontano.

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