Le Chagos tornano sul tavolo tra Londra e Washington. Trump respinge l’accordo con Mauritius, Burnham promette di riesaminarlo e Diego Garcia ricorda una vecchia regola della geopolitica: esistono territori minuscoli il cui valore si misura meno in chilometri quadrati che in piste d’atterraggio.
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Scozia, Galles e Irlanda del Nord uniscono le loro rivendicazioni e ricordano a Londra che persino le unioni storiche possono avere una data di scadenza.
I grandi concorrenti dell’intelligenza artificiale scoprono che correre troppo può essere anche un modo piuttosto sofisticato di schiantarsi. Quando chi costruisce il motore comincia a chiedere prudenza sulla velocità, vale almeno la pena alzare gli occhi dal cruscotto.
Le piccole Fiat 500 conquistano i turisti, esasperano i tassisti e trasformano la Città Eterna in una pista sulla quale tutti vorrebbero essere Gregory Peck, anche se nessuno sa bene dove parcheggiare.
Milei approfondisce l’alleanza strategica con gli Stati Uniti mentre raffredda il rapporto con la Cina. Dopo mille giorni, la politica estera argentina mostra non soltanto le proprie preferenze, ma anche il possibile prezzo da pagare quando una preferenza diventa una frontiera.
Javier Milei riporta la sovranità sulle isole al centro della politica estera argentina dopo averla trattata per anni con una sorprendente distanza. Che Donald Trump lasci ora intravedere una possibile revisione della posizione americana può rappresentare un’opportunità per Buenos Aires. Ma una questione di Stato non può dipendere dagli umori di Washington, di Londra o dall’amicizia fra due presidenti.
Londra risponde a ogni discussione sulla sovranità invocando la volontà degli isolani. Ma un voto può esprimere come una popolazione desidera vivere; non necessariamente può cancellare, da solo, una controversia territoriale riconosciuta a livello internazionale. Ora Donald Trump ha spostato, anche se soltanto di pochi centimetri, una pedina che da decenni sembrava praticamente immobile.
Un funzionario argentino ha trasformato un’opinione militante in un problema tra Stati. Sui social bastano pochi secondi per scrivere; alla diplomazia, a volte, servono anni per riparare ciò che qualcuno ha scritto in pochi secondi.
Leone XIV arriverà in Argentina a novembre per una visita pastorale. Il Governo vorrebbe che tutto fosse ordinato, prevedibile e, possibilmente, gestibile. L’inconveniente è che i Pontefici hanno l’abitudine di parlare, la gente quella di ascoltarli e le folle hanno il brutto vizio di non lasciarsi rinchiudere in un copione.
L’Argentina si trascina dietro decenni di errori, improvvisazioni e sfiducia. Ma governare significa precisamente assumersi la responsabilità del terreno ricevuto: la storia spiega le difficoltà del presente, non può trasformarsi in un alibi permanente per chi il presente è chiamato ad amministrarlo.






